Pagelle Milano-Sanremo 2026, Pogacar straordinario, Pidcock quasi perfetto, Van Aert ancora sfortunato, Van der Poel grintoso – Vendrame brillante, Ganna si spegne

Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG), 30 con lode e bacio accademico: Parole, aggettivi e superlativi si sprecano ormai per lui, capace di alzare l’asticella ancora una volta per cogliere un successo tanto desiderato quanto cercato e sudato. Ci riesce nel giorno forse più improbabile, nel modo più straordinario che gli permette di aggiungere un’altra impresa alla sua già eccezionale lista. Perfettamente scortato da una squadra che si sacrifica completamente per lui a occhi chiusi, lo sloveno batte anche oggi record su record per scrivere l’ennesima pagina di storia del nostro sport.

Tom Pidcock (Pinarello-Q36.5), 10: Fa tutto quel che può, correndo una corsa praticamente perfetta, riuscendo nell’impresa di reggere tutte le bordate del fenomeno sloveno. Alla fine viene battuto solo per una questione di centimetri al termine di una volata in cui compie forse l’unico errore della gara, scegliendo di muoversi verso le transenne, altrimenti chissà che non sarebbe riuscito a passare, ma non ha chiaramente nulla di nulla da recriminarsi. Ormai è ai vertici mondiali e la vittoria in una Monumento non tarderà ad arrivare.

Wout Van Aert (Visma|Lease a Bike), 9,5: La sfortuna ancora una volta ci vede benissimo e lo colpisce in pieno. Caduto e appiedato, insegue per trenta chilometri, scortato dai vari Edoardo Affini (7), Matteo Jorgenson (7) e Victor Campenaerts (7), riuscendo comunque alla fine ad averne per andarsi a prendere un podio tutt’altro che banale. Dopo un inverno decisamente complicato, sta tornando a livelli molto alti e sul pavé potrà cercare di dimostrare di potersela giocare.

Mads Pedersen (Lidl-Trek), 9: Non doveva esserci, compiendo un recupero lampo che non fa che confermare la sua eccezionale tempra, fisica quanto mentale. Inevitabilmente non ne ha per seguire gli scatti sulla Cipressa, ma non molla e scortato dai suoi compagni, tra i quali spicca un eccezionale Giulio Ciccone (7,5), tiene vivo l’inseguimento, anche in prima persona, per poi riuscire a regolare la volata dei battuti che gli vale una quarta posizione per la quale una settimana fa avrebbe messo la firma (anche se oggi brucia un po’, ovviamente).

Corbin Strong (NSN Cycling), 8: Il miglior risultato in carriera in una Monumento per il 25enne neozelandese, che è bravo a battezzare la ruota giusta in volata e cogliere un quinto posto di grande spessore. Infatti dopo essere rimasto al coperto nelle fasi calde, riesce a posizionarsi al meglio nello sprint conclusivo, sfruttando la scia di Pedersen per cogliere un piazzamento che vale tanto.

Andrea Vendrame (Team Jayco-AlUla), 8: Alla sesta partecipazione alla Classicissima riesce finalmente a cogliere un risultato che conta, riuscendo a restare nel gruppetto dei migliori e poi trovare il colpo di pedale giusto allo sprint. Sesto posto in una Monumento è un piazzamento ottimo per un corridore che a 31 anni continua ad essere una garanzia quando si arriva in una volata ristretta dopo una corsa dura.

Jasper Stuyven (Soudal Quick-Step), 7,5: Il settimo posto odierno è il miglior risultato alla Sanremo dai tempi della vittoria del 2021. Quei grandi fasti sono ormai andati, ma il 33enne belga si fa sempre trovare pronto nelle Monumento, riuscendo a restare davanti e poi centrare un piazzamento importante in volata, dove però non ha inevitabilmente più lo spunto veloce delle prime annate.

Matteo Trentin (Tudor Pro Cycling), 7: Verrebbe da dire 36 anni e non sentirli, perchè il corridore trentino continua a lottare con i migliori nelle grandi corse e anche oggi ha saputo restare davanti nelle fasi calde della corsa, per poi cogliere un nono posto comunque buono in volata. Ha dato buoni segnali sulla Cipressa, ma poi ha preferito non rischiare troppo, restando nel gruppo per lo sprint finale.

Edoardo Zambanini (Bahrain Victorious), 7: Passiamo da un veterano del ciclismo italiano a una giovane promessa, che coglie la sua prima top-10 in una grande classica. Il 24enne nativo di Riva del Garda conferma i progressi avuti nell’ultimo anno e riesce a cogliere un buon piazzamento. Nello sprint è rimasto però un po’ chiuso verso le transenne, altrimenti avrebbe potuto forse anche fare meglio, un aspetto da migliorare per il futuro.

Martin Marcellusi (Bardiani CSF 7 Saber), Manuele Tarozzi (Bardiani CSF 7 Saber), Lorenzo Milesi (Movistar Team), Manlio Moro (Movistar Team), Andrea Peron (Team Novo Nordisk), David Lozano (Team Novo Nordisk), Alexy Faure Prost (Team Picnic PostNL), Dario Igor Belletta (Team Polti VisitMalta) e Mirco Maestri (Team Polti VisitMalta), 7: I coraggiosi di giornata che si sorbiscono oltre 250 chilometri di fuga pur sapendo di non avere alcuna possibilità.

Mathieu van der Poel (Alpecin-Premier Tech), 6: La caduta lo condiziona più di quanto sembri inizialmente, ma comunque è lì davanti finché ne ha, stringendo i denti più di quanto possa fare con le mani sul manubrio. Ci vuole comunque una scalata da record per staccarlo di ruota sul Poggio e alla fine ne ha comunque ancora abbastanza per un piazzamento che per lui sarà poco, ma dimostra ancora una volta la sua grinta eccezionale. Senza dimenticare che più volte sembra anche pronto a sacrificarsi per Jasper Philipsen, che lo aveva fatto per lui in precedenza (gesto che vale quantomeno la sufficienza anche per il belga).

Romain Grégoire (Groupama-FDJ United), 5,5: Lo scorso anno era stato l’ultimo ad arrendersi alla sfuriata dei tre, seguendoli anche inizialmente, quindi quest’anno ci si aspettava qualcosa in più. Nelle fasi calde che precedono il momento cruciale c’è, e anche dopo nell’inseguimento, ma è troppo poco.

Tobias Lund Andresen (Decathlon CMA CGM), 5,5: Ha la bocca più grande dello stomaco. Prende bene le salite, forse anche troppo avanti, ma sembra averne ancora tanto da chiedere alla squadra di tirare per cercare una rimonta in vista di una volata in cui era un po’ lo spauracchio, ma alla fine le cartucce sono bagnate e non entra neanche nei dieci.

Christophe Laporte (Visma|Lease a Bike), 5,5: Unico della squadra a non tirare, conservandosi per uno sprint in cui poteva essere fra i più pericolosi, nell’imballaggio finale resta dietro e chiude ben lontano dalle posizioni che contano.

Filippo Ganna (Ineos Grenadiers), 5: Evita le cadute e sembra andare tutto benissimo, così come perfetto è fino al momento in cui la corsa esplode. Una deflagrazione che lo vede pesantemente respinto, senza possibilità di appello. Da quel momento si spegne, probabilmente anche di testa. Peccato perché c’era comunque modo di raccogliere qualcosa, anche se indubbiamente meno di quanto sperava in partenza.

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